«Tutto li stupiva: in segreto, anche la loro felicità.»

 

 

Alessandro Baricco è nato a Torino nel 1958, e oltre a essere uno scrittore, è anche un critico musicale e regista. Molti dei suoi romanzi sono stati tradotti in tutto il mondo, riscuotendo grande successo. Alcuni di questi sono: “Castelli di rabbia”, “Oceano mare”, “Questa storia” e “Seta” da cui è stato tratto l’omonimo film.

covers_117108Seta parla della vita di un uomo Hervé Joncour, negoziante francese di bachi da seta, che, per colpa di un’epidemia che li ha colpiti, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. In questo paese, per lui nuovo e irreale, è accolto al palazzo reale di Hara Kei, un uomo enigmatico, che è sempre in compagnia di una giovane ragazza. Tra i due nasce un’intensa attrazione, costituita da una triste, segreta e imponente danza di sguardi. Nonostante il suo ritorno a casa, dove l’aspetta la moglie Hélène, non riesce a dimenticare quella ragazza che con il suo volto, il suo sguardo, e il mistero che in esso è avvolto, lo ha stregato. Passa il tempo, e, dopo un anno, Hervé riparte per il Giappone motivato, oltre che dagli interessi commerciali, soprattutto da un piccolo biglietto datogli in segreto dalla giovane l’anno prima e che l’uomo una volta giunto a casa era riuscito a far tradurre. Compie altri viaggi, animati dalla speranza di incrociare, anche solo per un momento, lo sguardo profondo della ragazza. Nell’ultimo di questi trova un paese distrutto dalla guerra civile.
Dopo molte peripezie riesce a trovare la carovana di Hara Kei, che è riuscita a sfuggire alla distruzione. Qui Hervé non solo non riesce a rivedere la bella ragazza “dal viso da ragazzina” ma viene sollecitato da Hara Kei a non far più ritorno in quel luogo. Così Hervé torna in Francia e lì dopo poco tempo gli viene recapitata una lettera interamente composta da ideogrammi giapponesi. È quindi facile, per Hervé, assumere che il mittente sia proprio la bellissima e misteriosa ragazza. Scopre, infatti, che, in quella lettera, la giovane confessa l’amore che non ha mai potuto esprimere a parole, ma finisce con un addio che appare inderogabile. È ormai chiaro a Hervé che la strada verso il Giappone sia più densa di ostacoli ora rispetto a quando la guerra aveva raggiunto il suo apice. A questo punto Hervé decide di continuare a condurre la sua vita di tutti i giorni (una vita comunque felice), lasciandosi alle spalle le memorie del lontano Giappone.
Nonostante ciò, Hervé non è più quello di prima, spesso appare malinconico: del resto, quei viaggi sono stati un’esperienza che lo hanno segnato profondamente. Dopo diverso tempo, tuttavia, la moglie si ammala e muore. Solo allora Hervé intuisce una sconcertante verità: la lettera d’amore era l’opera fittizia della stessa Hélène. La moglie dell’uomo che sempre appare nel racconto come una passiva e inconsapevole figura di sfondo si riscopre essere ora un personaggio vitale che ha sempre vissuto nel sottostato dell’intera vicenda, non solo agendo, ma amando e soffrendo. Dinanzi a questo riscoperto amore così intenso, privo di conflitto, è come se, nel confronto, quel perturbante sentimento per la ragazza “dal viso da ragazzina”, sminuito, impallidisse. E di tutto questo Hervé si rende probabilmente conto poiché nella conclusione del libro ci troviamo di fronte ad un uomo sereno, che continuerà a condurre un’esistenza nei luoghi che lo legano alla moglie. Tuttavia, ora che Hervé ha finalmente compreso il significato della parola Amore grazie ad Hélène, il Giappone non è più tacita e solitaria malinconia, ma diviene il suono di racconti da condividere.

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