«Due cose bisognerebbe fare: cercare di capire cosa davvero difendano le persone che si oppongono a che altre due persone, di sesso uguale, possano sposarsi; cercare di capire come mai rivendichino l’esclusività della loro visione!»

 

Tutto iniziò con un video caricato su YouTube, il 4 febbraio 2013. In quel video di circa cinque minuti, “Legalize Love“, dopo 11 anni di vita assieme, Federico Novaro e Stefano Olivari annunciavano, comunicando solo con dei cartelli, che finalmente si sarebbero sposati, il successivo 14 febbraio, ma l’avrebbero fatto a New York, perché in Italia la legge non love_song_cover-e1414046237964lo consente. Quello che doveva essere il filmato, tenero e un po’ goffo, per comunicare alle cerchie dei conoscenti un evento piccolo e grande assieme, è divenuto un fenomeno virale (e sociale): più di centomila visualizzazioni in una settimana, interviste sulle più importanti testate nazionali e internazionali, perfino un’ospitata al Festival di Sanremo con Fazio e Littizzetto.

Oggi la storia di quel video su YouTube è diventata un libro, Love Song. Storia di un matrimonio, scritto da Federico Novaro, che fra le altre cose dirige il sito di critica editoriale federiconovaro.eu, e pubblicato da Isbn. Novaro, con grande candore e con altrettanta schiettezza, racconta di cosa significa vivere sulla propria pelle, oggi in Italia, una delle ultime e più atroci discriminazioni: quella, per gli uomini e le donne omosessuali, di non avere tanti diritti quanti ne hanno tutti gli altri: “In Italia si può andare a scuola, maschi e femmine, anche se si desidera fare  l’amore con una persona del proprio stesso sesso; si può prendere la patente (…),puoi comprare una casa, puoi viverci insieme un giorno, o mai, o tutta la vita, ma, in ogni caso e assolutamente non ti puoi sposare. Escluso“.

In Love Song, ed è forse la qualità che lo rende un libro veramente adatto per aprire gli occhi sulla situazione dei diritti LGBT, si mescolano due piani: quello strettamente personale, della storia d’amore fra Federico e Stefano, tenera ma “normale” (“dopo esserci baciati la prima volta, mi dice: ora che siamo fidanzati sarà tutto più facile, vero?“); e poi quello più generalmente pubblico, quello in cui le vite private dei cittadini si confondono con i pregiudizi e con la volontà pubblica, che da troppo tempo su questi temi civili ha scelto di non decidere.

Novaro, classe 1965, tratta con grande chiarezza anche la questione del matrimonio omosessuale come uniformazione a un modello etero-dominante per molto tempo avversato e di per sé già fallimentare: “Il mio me stesso di trent’anni fa mi guarda incredulo e scandalizzato, qui a parlare di matrimonio. Ma cosa ti è successo? mi direbbe, ma non dicevi che il matrimonio è il più potente strumento della violenza sessista?” Eppure oggi quello stesso matrimonio, proprio per il suo stesso sessismo, serve non solo a suggellare amori che sono amori come tutti gli altri, ma anche per abbattere una differenza che non ha più nessuna ragione, né formale né etica per sussistere. Anche perché “quando poi tutto questo sarà finito, dovremo ricordarci della parzialità di questi anni“.

Love Song è proprio come una canzone d’amore, non solo per il suo stile pop e anticonvenzionale, ma perché, limpida e chiara, andrebbe cantata e ben ascoltata ovunque si parli di sentimenti, diritti e vite progettate a due. Che sono uguali chiunque si scelga di amare.

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