«Quanto rendono meravigliosa una persona la gioia e la felicità! Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia!»

 

 

Fëdor Michajlovič Dostoevskij nasce a Mosca nel 1821, muore a San Pietroburgo nel 1881. E’ stato considerato il precursore dell’esistenzialismo nella letteratura. Nel 1849 dopo aver partecipato a circoli rivoluzionari viene arrestato per cospirazione e viene condannato alla pena di morte ma, proprio nel momento dell’esecuzione, arriva l’ordine arton1309dell’imperatore Nicola I di cambiare la condanna dalla decapitazione a 4 anni di lavori forzati e viene mandato in Siberia. Al suo ritorno diventa soldato, ma per motivi di salute viene congedato e si trasferisce a Pietroburgo. Tra le sue opere ricordiamo: “Il sosia”, “Delitto e castigo”, “L’idiota”, “Il giocatore”, “I fratelli Karamàzov”.

Le notti bianche è un romanzo d’amore e abbandono. Il protagonista è un impiegato, un uomo solo, un sognatore, che non è riuscito mai a stringere dei legami duraturi e intimi con le persone, e che trascorre le sue notti insonni passeggiando sulle sponde del fiume di San Pietroburgo. Proprio durante una di queste sue lunghe camminate, ha un incontro particolare, un incontro con una donna che cambierà le sue nottate, ma anche tutta la sua vita.
Nasten’ka è una ragazza che sta vivendo in maniera disperata la fine del suo amore. I due, appena incontrati, durante lo scorrere vellutato della notte, iniziano a confidarsi, a condividere i propri mali, i momenti di malinconia e di tristezza. L’impiegato, grazie alla sua compagnia, comincia a sentirsi meno solo, si sente capito e riesce a percepire se stesso nel mondo reale, mentre si muove, agisce, non soltanto pensa. Ma tutto questo avviene in assenza di luce, sotto lampioni, quasi come se lui continuasse a volersi nascondere. Dal confronto con la donna, riesce a stabilire un contatto con tutto quello che lo circonda, riesce a vivere le proprie emozioni, quelle che fino ad un attimo prima aveva ignorato, da cui aveva preso le distanze, come per difendersi dal coinvolgimento e non soffrire nel caso in cui ci sarebbe stata una rottura, una perdita.
Nasten’ka appare come colei che attraverso i suoi sensi, molto più sviluppati di quelli di lui, i suoi racconti ed il suo sguardo, riesce a mostrargli l’alternativa, la parte mancante, quella irrazionale, che all’uomo non è ancora visibile. Ma quando lei ritorna dal suo vecchio amore, l’impiegato ritrova la casa spoglia, e le sue giornate svuotate di quel valore che Nasten’ka aveva reso al suo tempo.
Così improvvisamente torna la luce, è mattino, ma quella luce invece di far risplendere le cose,sembra, paradossalmente, oscurarle.

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