«(..) Quando si fa quel giuramento, per quanto lo si prenda con noncuranza, si sa che a meno di una separazione, uno dei due finirà per prendersi cura dell’altro, o uno dei due finirà per sopravvivere all’altro. Ma quale dei due, quando, per quanto tempo e a quale prezzo, non è dato sapere, anche se le probabilità indicano che sarà lei a prendersi cura di lui, e poi lui morirà, lasciando lei da sola. Ma come una maledizione in una fiaba, non ci credi davvero; cerchi di ignorarla finché non ti cade addosso (…)»

 

Possono l’amore, il matrimonio, una vita a due condivisa davvero, sopravvivere allo scorrere del tempo? All’età, alla malattia, alle piccole e grandi catastrofi della vita?


31dDGD47+qL._SY300_Un matrimonio ventennale. Perfetto. Perché basato sull’autonomia di ciascuno dei coniugi. Lei, Alix Kates Shulman, scrittrice, attivista, femminista. Lui, Scott York, scultore. Si perdono di vista, dopo una breve storia al college. E si rincontrano anni piú tardi, dopo matrimoni, figli, carriere. Un sodalizio che non si sarebbe piú sciolto. Cementato da una quantità di passioni comuni. Fino a quando, un giorno d’estate, Scott cade da un soppalco e batte la testa. Uno stupido incidente. Causa però di una lesione cerebrale che gli cancella la memoria a breve termine.

Cosí Alix si trova a dover disegnare una nuova geografia della relazione, e faticosamente, ma con ostinazione, a reinventare un rapporto che il rischio della morte ha rivelato tanto prezioso.

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